"La città che sale" in MACRO Futura
FNP Architekten, Stuttgart/MACRO FUTURE
S(ch)austall
Eiswoog, Ramsen, Germania 2004
21 m2
Cliente / Client: Landgasthof Forelle GmbH&Co.Kg
Idioma: Italiano
nexo5.com
Umberto Boccioni dipinse “La città che sale” nel 1910 concentrando in quest'opera una serie di tensioni e contraddizioni, balzi in avanti e viscose resistenze, invenzioni linguistiche e più consuete soluzioni formali. Si tratta di un'opera complessa, sia sul piano narrativo che su quello grammaticale, un'opera che segna straordinariamente i cortocircuiti di un'epoca in bilico sulla modernità, fra tensioni sociali e aspettative economiche, fra rivalse politiche e turbolenze ideologiche, un'epoca che ribolle nei suoi sogni e nei suoi incubi, nelle sue speranze e nei suoi terrori, a pochi anni dalla catastrofe della Prima Guerra Mondiale.
Anni in cui l'intero mondo si misura fra il proprio passato e l'atteso futuro, nella perfetta consapevolezza che tutto sarebbe stato travolto nei pochi decenni successivi, anni in cui anche l'universo culturale percepisce il baratro di un tragico e inarrestabile “tramonto degli dei” ma nello stesso tempo coglie l'eccitazione di una presenza che si fa storia.
“La città che sale” propone dunque il protagonismo di un cavallo colto nello sforzo estremo di trascinare la propria memoria nel nuovo mondo, simbolo rassicurante e familiare di una civiltà contadina che si sta dissolvendo eppure artefice del proprio dissolvimento. In un'opera completamente protesa verso il futuro, Boccioni non sceglie una macchina come protagonista ma rende omaggio al simbolo arcaico della classicità, pur colto nelle linee esasperate delle fasce muscolari sotto sforzo, un simbolo chiaro che rappresenta una società precisa che ora sta accettando di soccombere ad un futuro che non teme di sacrificarla. Sullo sfondo l'orizzonte muta, la città sta crescendo disegnando un nuovo paesaggio, astratto, frenetico, convulso nell'entusiasmo della sua crescita. I due mondi si sovrappongono, si mescolano, si confondono, ben sapendo che il primo attore ben presto sarà travolto dall'implacabile progresso di uno sfondo che ribadisce la propria alba. Il racconto si sviluppa classicamente lungo una marcata diagonale seguendo le più tradizionali indicazioni compositive ma aprendo, nel contempo, a sincopate presenze di linee-forza capaci di scuotere la linearità del racconto e scatenare brividi emozionali. Anche l'impianto cromatico si sofferma su più mature impostazioni coloristiche, ben presenti nel simbolismo di fine secolo ma inaspettatamente libera anche potenti scariche elettriche di sorprendente violenza cromatica.